Home > Prodotti > Prodotti sportivi > Parapendio > Trama e ordito


     Trama e ordito (by Delta & Parapendio).

Quando negli anni '70 Bétemps e i suoi amici del club di paracadutisti della Choucas in Alta Savoia utilizzavano per le prime volte le loro vele nel tentativo di decollare dalle falesie di Mieussy in Francia, sicuramente non si ponevano ancora il problema sul tessuto che li avrebbe coinvolti di li a pochi mesi.
Infatti non vivevano la difficoltà del gonfiaggio come un problema, perché decollavano esclusivamente con vento forte e questo fatto consentiva loro di non cogliere la dimensione di un problema.
Tuttavia non doveva trascorrere molto tempo prima che loro stessi considerassero la possibilità di restare in aria più tempo ed anche di decollare con venti moderati o deboli.
Del resto il loro paracadute era concepito per un utilizzo assai differente rispetto a quello che stavano praticando; si trattava di vele che dovevano aprirsi dopo una caduta libera e frenarne la successiva discesa fino a terra e per fare questo occorreva un sistema elastico sotto il profilo strutturale e permeabile per quanto attiene al tessuto.
Sotto questo aspetto quelle vele erano perfettamente funzionali ed efficaci e dunque rispondevano a precisi parametri tecnici. Del resto, neppure questi uomini sapevano con precisione che cosa stavano facendo, per loro si trattava anzitutto ( per loro stessa ammissione) di un modo diverso di vivere la dimensione dell'aria e dello spazio, una sorta di rivincita dal vincolo dell'aereo per poter solcare i cieli.
Nessuno di loro poteva neanche lontanamente immaginare che stavano segnando la genesi di una disciplina che nel giro di soli 15 anni sarebbe divenuta la disciplina aera più praticata al mondo, con oltre 160.000 praticanti nel globo.
Ma neppure potevano sapere che il primo passo evolutivo che avrebbe visto cambiare gli elementi in gioco sarebbe stato proprio quello relativo ai materiali, ancora di più quello sui tessuti che prima di ogni altro ha trovato risposte ed evoluzioni.
Quelle vele da lancio erano fabbricate in un nylon permeabile che aveva la famosa sigla di F 111; la prima cosa che si fece cercando di costruire un mezzo più idoneo fu proprio quella di cambiare i tessuti.
I primi esperimenti si risolsero con una semplice operazione: sostituire ai tessuti dei paracadute da lancio, tessuti impermeabili all'aria, utilizzando un nylon rip-stop del tutto identico a quello utilizzato nella fabbricazione degli spinnaker delle barche a vela.
Anzi, per dirla tutta si usarono esattamente quelli denominati proprio per la loro derivazione con il nome di Spin.
Ci vorranno alcuni anni (non molti per dire il vero) prima che alcune aziende produttrici di tessuto dessero il via a prodotti specifici per il parapendio.
Con alti e bassi, ma certamente con un'evoluzione tecnologica consistente, si è giunti sino ai nostri giorni, in cui però il processo si sta invertendo: per meglio dire, i produttori interessati a questo settore si sono via via persi per strada ed oggi rimangono sostanzialmente in due o tre in tutto il mondo a produrre tessuti specifici.
Se poi si entra nel merito di un'analisi dettagliata, si vede che la percentuale più alta di produzione (quasi l'80% del mercato) è di esclusività di una sola azienda, la francese Porcher Marine.
Ma torniamo al tessuto, alla sua importanza ed alle sue caratteristiche.
Oggi - come penso e mi auguro - ciascun pilota fa i conti con il passare del tempo e dunque con l'invecchiamento della propria vela ed in particolare del tessuto. Mentre per i cordini, nei casi più disperati si può ricorrere alla sostituzione anche dell'intero fascio (argomento che tratteremo per esteso nei prossimi numeri) per il tessuto il discorso è diverso e, in caso di deterioramento oltre un certo limite, abbiamo solo la possibilità di dismettere la vela e cominciare a pensare ad una sua sostituzione. Così, quando facciamo effettuare il controllo periodico del mezzo (dando naturalmente per scontato che tutti lo si faccia annualmente!) in uno dei centri specializzati di assistenza, restiamo con il fiato sospeso in attesa del risultato. Tutti dobbiamo essere consapevoli che una vela non è eterna e che dopo un certo numero di ore il tessuto perde la sua impermeabilità e dunque le sue caratteristiche di tenuta all'aria.
Quando ciò accade, il mezzo assume caratteristiche di volo completamente diverse che, nei casi di particolare usura, si possono rivelare pericolose.
Non sempre però il decadimento del tessuto avviene in modo progressivo nel tempo, a volte l'invecchiamento è un fenomeno repentino e casuale.
In parte ciò può essere dovuto alle caratteristiche del tessuto usato ed in parte anche ad un uso particolare o in condizioni particolari del mezzo.
Il primo esempio che mi viene alla mente è quello di un uso in una zona con sabbia e sul mare, dove !e particelle di sali e quelle dì quarzo della sabbia hanno un potere logorante notevole; in quel caso si può assistere ad un decadimento veloce e precoce. Oppure anche ad una particolare e prolungata esposizione solare ai raggi in alta quota.
Abbiamo anche assistito negli anni a decadimenti qualitativi anomali dovuti a partite di tessuto non perfette, che hanno determinato un invecchiamento precoce. Sono state coinvolte molte aziende produttrici e i relativi produttori di tessuto.
Ad onor del vero va detto anche che le cose si sono risolte normalmente con un intervento delle aziende a favore dei clienti finali.
Su questo aspetto nessuno può fare il primo della classe perché le possibilità di controllo del prodotto finito da parte dei produttori di parapendio sono basse e dunque, in caso di partita difettata (ripeto che comunque si tratta di un fenomeno eccezionale), ci si può rendere conto solo quando i prodotti arrivano sul mercato e vengono utilizzati in un cielo ordinario d'impiego da parte dei piloti.
Ma andiamo a vedere più da vicino e nel merito le caratteristiche dei tessuto con il quale sono costruiti i nostri mezzi.

  • IL TESSUTO

Quasi tutti i tessuti utilizzati per la produzione di parapendio sono realizzati su una struttura portante in nylon (più limitato è invece l'uso del poliestere), che contiene anche dei fili di sezione maggiore che creano una rete di quadretti detti "rip-stop".
Questo meccanismo produttivo fa sì che eventuali accidentali strappi c/o tagli non si possano allungare sotto tensione nell'uso e quindi permettono di limitare i danni causati da una rottura, mantenendo però molto buono il rapporto peso/metratura quadra del tessuto, parametro estremamente importante nel mondo del volo libero.
Molteplici sono le applicazioni nell'ambito sportivo del nylon, fibra sintetica che ha fatto la sua comparsa negli anni '30. Senza entrare in articolari tecnici peraltro di scarso interesse per l'utilizzatore, basti sapere che il polimero del nylon (o poIyammide) è il risultato di una reazione chimica tra due sostanze che avviene ad elevate temperatura e pressione e genera un filamento che può avere dimensioni diverse, anche microscopiche.
Negli anni il nylon, grazie proprio alla sua versatilità, ha trovato applicazioni via via maggiori in tutti i campi. Le principali caratteristiche che deve possedere una fibra per l'utilizzo che se ne fa nel volo libero sono: buona resistenza in rapporto al peso che deve essere contenuto, buona resistenza all'abrasione e all'usura, stabilità alle variazioni di temperatura, corretto livello di porosità, elasticità, buona aderenza alla spalmatura, alta qualità, facilità di lavorazione.
1 tessuti con la base in nylon hanno lo svantaggio di essere più elastici, ma il pregio di essere più resistenti agli acidi e ai raggi UV; inoltre su questi tessuti è più facile la realizzazione di fissaggio e/o di spalmatura.
Per queste ragioni i produttori di tessuto si sono ormai pressoché nella totalità orientati su questa scelta anche se, per contro, i tessuti in poliestere sono più resistenti agli strappi e alle abrasioni.

  • IL COLORE

Quando il tessuto nasce, nella sua forma originale ha una colorazione bianco-giallastra. Viene poi successivamente colorato; da questa operazione dipenderà in parte anche la sua resistenza ai raggi UV.
Sappiamo, ad esempio, che i colori meno resistenti sono quelli fluorescenti, mentre quelli più scuri durano di più.
La colorazione dei tessuti avviene normalmente con prodotti chimici che non ne compromettono le caratteristiche, per la maggior parte prodotti dalla Sandoz.
Nata alla fine dell'800 in Svizzera, la Sandoz è oggi uno dei colossi internazionali della chimica. operante in tutti i campi, ma le sue origini si pongono proprio nel settore della produzione di coloranti artificiali.
I tessuti per i parapendio vengono prodotti in base a dei requisiti specifici; la colorazione non incrementa il valore delle qualità tecniche, ma la scelta del colore e molto importante, perché rende più o meno appariscente il prodotto finito e quindi "fa moda".
I coloranti sintetici usati dalla Sandoz sono delle strutture chimiche molto complesse, che devono assorbire o riflettere la luce per produrre il colore. Devono essere prodotti rispettando valori di tolleranza minimi e sottoposti ad accurate verifiche per controllare che diversi lotti di produzione abbiano identiche caratteristiche. Per specificare e misurare l'intensità dei colori, vengono usati strumenti chiamati spectrofotometri.
Individuato un colore, ne vengono controllate le caratteristiche in rispetto di parametri prefissati e si procede alla sua spalmatura sul tessuto; questo stretto controllo è costante per tutta la lavorazione per poter garantire l'uniformità.
La scelta e il controllo del colore sono importanti, in quanto è necessario accertarsi che il prodotto non possa essere "rifiutato" dal tessuto sul quale è stato spalmato, o che possa sbiadire in presenza di umidità o raggi UV.
Da questo punto di vista, meritano un discorso a parte i colori "fluorescenti", molto accattivanti dal punto di vista cromatico ma che presentano dal punto di vista tecnico alcuni problemi, che vengono risolti con l'uso di ulteriori sostanze chimiche che rafforzano il mantenimento della tonalità di colore nel tempo.
Si deve poi tenere presente che non è solo il colore a deteriorarsi con i raggi UV; anche il tessuto ne è intaccato.
Per aumentare la resistenza all'usura e ridurre il rischio che si verifichino strappi, in fase di colorazione viene ulteriormente aumentata la resistenza del tessuto con opportune aggiunte di sostanze appositamente studiate.

  • LA SPALMATURA

E' un processo molto importante, perché è il momento in cui vengono assemblati tessuto, colore e sostanze chimiche varie; da questa operazione dipende il futuro del prodotto finito.
Il processo di spalmatura si realizza facendo scorrere il tessuto perfettamente tensionato in un forno a circa 160 C°. Il calore è l'agente fondamentale del processo chimico di spalmatura e provvede anche ad asciugare adeguatamente il tessuto.
La resina viene stesa sul tessuto ed elimina ogni piccola intercapedine esistente tra le fibre e tra queste ed il rip-stop. Sono necessari diversi passaggi per garantire il massimo di uniformità.
Ci sono anche altri sistemi per applicare la spalmatura; il tipo, il materiale e lo spessore sono i parametri che in gran parte determinano la durata nel tempo del tessuto ed il suo peso.
Tessuti dai 38 gr/mq ai 58gr/mq hanno tutti la stessa base, ma spalmature differenti.
Esistono anche tessuti spalmati solo da un lato; in questo caso i produttori devono prestare attenzione ad utilizzare il lato giusto.
La spalmatura fatta in poliuretano è meno elastica e al tatto si presenta più rugosa; quelle al silicone garantiscono una maggiore morbidezza ed elasticità, ma sono un po' più difficili da lavorare e al tatto il tessuto risulta come spiegazzato.
Caratteristica della spalmatura in poliestere è quella di rendere il tessuto assolutamente non poroso e poco elastico, oltre che un po' più pesante e meno resistente agli strappi.
Oltre alla spalmatura, si può anche usare una pellicola trasparente in poliestere. che si salda sul tessuto con un sistema particolare. Sono questi i tessuti laminati che pur comparendo sul parapendio come rinforzi di alcune parti - sono molto costosi, pesanti ed ingombranti. La loro resistenza ai raggi UV e all'abrasione, così come la loro durata nel tempo, non riescono però ad essere caratteristiche in grado di soddisfare appieno le esigenze del nostro mercato; inoltre, nell'utilizzo pratico, questi tessuti presentano un grosso limite: infatti sulle cuciture e nelle pieghe la pellicola che conferisce particolari caratteristiche al tessuto con il tempo si stacca e dunque diviene inefficace.
1 tessuti con la spalmatura in poliestere o poliuretano riducono il loro effetto a causa dell'abrasione e dei raggi UV; in questo caso molto dipende anche dal tipo di spalmatura e da come la stessa è stata eseguita. Nel caso di una spalmatura poco elastica, a causa dello spessore possono anche comparire strisce bianche in corrispondenza delle piegature ripetute. Questo effetto, delle piegature ripetute. Questo effetto, facilmente visibile, non è altro che il segnale di una perdita della spalmatura in quei punti e dunque di un aumento di porosità negli stessi, che fa venir meno il vantaggio di una spalmatura più spessa.
Sui tessuti siliconati invece, sempre per effetto delle piegature che creano sollecitazioni meccaniche, può determinarsi un distaccamento dei trattamento e dunque anche in questo caso si creerà un aumento della porosità in corrispondenza del settore in cui è venuta a mancare la spalmatura.

Questo per ribadire che, comunque siano prodotti, si tratta di tessuti che soffrono sia l'abrasione che l'esposizione ai raggi UV, elementi ai quali dobbiamo porre attenzione se vogliamo dare ai nostri mezzi una vita accettabile.

© 1999-2006 - Grafica, layout e guide sono di esclusiva proprietà di Paradelta s.r.l.   |   Note e informazioni legali