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Come "nasce" una vela? Come viene
costruita? Quanto sappiamo del processo produttivo?
Abbiamo chiesto ad Andrea Boschi della Paradelta - che da
quasi vent'anni produce parapendio - di raccontarci come
si svolge il ciclo produttivo che porta alla realizzazione
di un parapendio. Lo facciamo con la Paradelta, i cui
prodotti sono oggi tutti integralmente realizzati in
Italia, presso la sede di Parma.
Dopo la fase progettuale, la prima operazione che si fa è
quella del passaggio al banco di taglio. Il file del
plotter è realizzato appositamente e, a seconda della
quantità di pezzi da produrre, la macchina comincia a
tagliare il rotolo di tessuto.
Naturalmente questo è il "nostro" meccanismo di inizio del
sistema produttivo; all'estero, invece (nelle tante
aziende manifatturiere dalle quali anche noi ci siamo
serviti), avviene tutto manualmente e quindi la struttura
organizzativa è completamente diversa.
In questi Paesi (soprattutto nell'Est Europa e nel Medio
ed Estremo Oriente), dove troviamo la maggior parte dei
terzisti che lavorano un po' per tutte le ditte, i
procedimenti possono essere diversi: i pezzi sono
disegnati su sagome di cartone, che fa da stampo per il
taglio del tessuto.
Le aziende che invece possiedono i banco di taglio laser -
come la nostra - possono allineare (e dunque tagliare
contemporaneamente) fino ad 8 strati di tessuto di
grammatura 44 gr/mq.
La buona riuscita dell'operazione dipende anche dal tipo
di laser che si utilizza; se è ben regolato e non fonde il
tessuto sui bordi, allora i vari strati non si incollano
l'uno con l'altro e tutto procede perfettamente.
Il laser ha un altro indubbio vantaggio, oltre a quello
della precisione: si tratta di un taglio praticamente "a
caldo" e quindi si ottiene automaticamente la
"cauterizzazione" del bordo del pezzo, con un indubbio
vantaggio per quanto riguarda l'assenza di sfilaccia menti
e di maggior tenuta del materiale.
Una volta i tessuti potevano avere qualche problema legato
al fatto che trama ed ordito erano leggermente
sbilanciati; oggi invece la tensione che abbiamo nei due
sensi è perfettamente omogenea e dunque non esistono più
problemi di posizionamento. Il tessuto è perfettamente
piano e quando viene steso sul banco di taglio e bloccato
con l'aspirazione (creazione di vuoto sulla superficie del
banco) non presenta grinze o gobbe, come invece poteva
accadere fino a qualche anno fa.
Terminata l'operazione di taglio, tutte le parti del
futuro parapendio vengono passate su un altro banco, dove
vengono applicate le parti accessorie, quelle cioè che
richiedono l'intervento manuale, per esempio le lunette di
rinforzo sul bordo d'attacco.
Va detto che nel nostro caso i pezzi sono già stati
segnati tutti in dettaglio dal plotter durante
l'operazione di taglio e dunque le posizioni per
l'assemblaggio sono segnalate con la massima precisione.
Grazie a ciò, la qualità della costruzione è decisamente
più alta.
Altro elemento fantastico e qualificante del banco di
taglio laser è la ripetitività, cioè la possibilità di
mantenere inalterata la precisione del taglio dei pezzi
anche a distanza di anni. Questo non è possibile con i
modelli in cartone (come anche noi usavamo molti anni fa),
perché purtroppo si modificano nel tempo.
Il taglio manuale avviene partendo dal cartamodello che
viene appoggiato sopra al tessuto steso sul banco (in
diversi strati) e fissato con dei chiodi. Una volta che è
tutto posizionato, l'operatore fissa il cartamodello sopra
il tessuto e poi ne segue la sagoma con la lama di taglio.
E' questo un sistema abbastanza preciso perché, se
l'operatore è attento, riesce a tagliere abbastanza bene e
a garantire una discreta qualità (anche se ovviamente non
paragonabile a quella del taglio laser).
Si tratta però di un taglio "a freddo", con tutti i
problemi che questo comporta. Inoltre il taglio manuale ha
l'indubbio limite di non consentire la lavorazione di
forme particolari.
La fase successiva, come abbiamo accennato, è quella di
applicare tutti gli inserti e gli accessori, come ad
esempio i rinforzi in mylar, che vengono dapprima
posizionati con l'ausilio di bi-adesivo e successivamente
cuciti.
Il primo gruppo di inserti che si assembla è quello
realizzato in mylar perché viene utilizzata una macchina
particolare; si passa poi a quelli con tessuto diverso.
I modelli di parapendio di oggi sono molto sensibili alle
diverse cuciture, al punto che a seconda del tipo e della
direzione della cucitura si avrà un diverso comportamento
in volo del prodotto finito!
Le macchine utilizzate sono tutte a "banco piano", cioè
con la base d'appoggio dove viene fatta la cucitura
perfettamente in piano; il tipo di punto è quello
cosiddetto "annodato", cioè il filo - punto per punto -
viene annodato dalla macchina (procedimento che consente
di non avere il problema dello sfilamento, anche se
aumenta considerevolmente il consumo di materia prima!).
Le macchine possono aver un ago per le cuciture semplici,
due aghi per quelle parallele, oppure più aghi (tristris)
per realizzate un tipo particolare di cucitura a zig-zag a
quattro punti, molto elastica ed adatta ai percorsi
curvilinei. Ci sono poi le macchine che servono per la
cucitura dei cordini, che eseguono zig-zag diversi.
Il filo utilizzato é quasi esclusivamente poliestere; non
viene utilizzato assolutamente il nylon, perché è
igroscopico e tende a ritirarsi, mentre per questo tipo di
lavorazione serve un filo molto stabile per garantire nel
tempo la tenuta del tensionamento rispetto al tessuto.
Per quanto riguarda le dimensioni, non si può utilizzare
un filo troppo grosso o troppo sottile, perché si
comportano in modo diverso rispetto al tessuto.
Insomma, per dir la in modo semplice, è necessario
utilizzare materiali che abbiano un invecchiamento simile.
La procedura di assemblaggio dei pezzi cambia da modello a
modello, anche se alcune scelte sono determinate anche dal
tipo di attrezzatura di cui l'azienda dispone.
Faccio un esempio: noi produciamo una vela con un profilo
tagliato senza alcuna aggiunta di tessuto (per la
successiva cucitura); su questa sagoma viene cucito per
mezzo del tris-tris il tessuto dell'estradosso e
dell'intradosso con un'abbondanza tale (1 o 2 cm) per cui
si riesce ad attaccare la sagoma dei profilo.
Lo stesso risultato si può ottenere con il procedimento
contrario, cioè realizzando le centine del profilo con 1 o
2 cm di tessuto in più e l'estradosso e l'intradosso con
la sagoma (cioè senza margine per la cucitura).
In entrambi i casi, la sagoma della centina profilata è
molto simile, o addirittura uguale, ma le grinze prodotte
dal tessuto possono fu decidere di fatto se adottare l'una
o l'altra soluzione.
Non e detto che il risultato finale sia che una vela vola
meglio di un'altra, si tratta solo di processi produttivi
diversi.
Alcune vele vengono assemblate partendo dalle bandelle
laterali (destra e sinistra), mentre altri modelli vengono
cuciti a partire dal centro della vela, anche se il primo
procedimento è quello attualmente più utilizzato.
L'operatore comincia realizzando le bandelle e poi
continua, un pezzo alla volta, con la centina ed i
relativi intra ed estradosso; le centine diagonali sono
agganciate alla centina o sulla vela a seconda dei casi.
Le cuciture sono realizzate prevalentemente interne (si
tratta di una scelta estetica più che funzionale), anche
se questo crea delle difficoltà costruttive.
Una volta terminate le cuciture sulla vela in tutte le sue
parti, la si passa su un altro banco, sul quale viene
eseguito A montaggio delle funi.

Le funi sono state precedentemente preparate e numerate e
a questo punto si provvede al loro aggancio manuale alle
asole per mezzo di nodi a bocca di lupo.
Oggi i fasci funicolari sono tutti realizzati con
strutture piramidali, con i diametri che si assottigliano
sempre più andando dall'elevatore verso la vela.
Per il taglio funi e la predisposizione del fascio
utilizziamo due sistemi: uno per il nostro materiale
plastificato ed uno per i cordini classici, che hanno
un'anima intrecciata o a trame parallele e una guaina
esterna in poliestere, che garantisce sia la tenuta alla
cucitura che una buona resistenza all'abrasione,
proteggendo la fibra interna che è quella che garantisce
la tenacità.
li taglio dei cordini avviene dalla bobina srotolata che
viene tensionata da un carico prefissato (maggiore per i
cordini più grossi: si va da poche decine di grammi fino a
3-4 kg).
Poi i cordini vengono cuciti.
Se utilizziamo i cordini classici, dapprima cuciamo
un'asola, poi ricontrolliamo la lunghezza e quindi
eseguiamo la seconda cucitura.
Se invece usiamo i nostri cordini plastificati, ci
avvaliamo di un sistema completamente automatizzato, che
ci assicura una precisione nell'ordine dei decimi di
millimetro e ci dà la fune finita e saldata, pronta per
essere assemblata alla vela.
Per il montaggio delle funi, la vela viene disposta a
fisarmonica, con l'operatore da un lato del buco che si
trova con tutti i punti di attacco ad una distanza
ravvicinata. Si parte anche in questo caso dalla bandella
esterna e si montano dapprima tutte le tuoi del fascio A,
poi le funi del fascio B e cosi a seguire.
Si controlla sull'apposita scheda del pino funi che la
procedura di montaggio sia corretta, ma cerchiamo anche di
montare funi di colore diverso per facilitare il compito
dell'operatore e diminuire la possibilità errore.
Terminata l'operazione, si fa un controllo finale sulla
lunghezza, tenuto conto anche della bretella.
Gli elevatori vengono preparati a parte: la fettuccia
viene tagliata "a caldo", dopo aver segnato tutti i
riferimenti, e poi viene cucita con particolari macchine a
triplo trasporto, che usano fili più grossi rispetto a
quelli dei cordini.
Per facilità di costruzione, si tende a realizzare le
bretelle tutte della stessa lunghezza.
Una volta infilati tutti i cordini nei moschettoni, la
vela è pronta per essere consegnata al cliente. |