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Andrea Boschi,
titolare della Paradelta con un cappello particolarmente
aerodinamico. Sarà la grande novità del futuro. |
- Quali sono le origini
storiche della Paradelta?
Abbiamo cominciato nel 1980 con
la Paradelta Parma,poi l'azienda si è consolidata con il nome
Paradelta nel 1983
Producevamo soltanto emergenze da deltaplano, poi si sono
affiancate emergenze per ultraleggeri e simultaneamente il
parapendio.
Il parapendio è stato inserito nella nostra produzione al
seguito di una piccola linea di produzione di paracadute da
lancio che avevamo iniziato a produrre e che venivano testati su
un campetto scuola di deltaplani.
Fino alla fine del 1984 eravamo una delle pochissime aziende in
Europa ad essere in grado di costruire delle ali da lancio in
spinnaker. Non eravamo in contatto con le altre realtà europee
che stavano lavorando anche in questo settore (leggi Ailes de
K); ogni produttore nel suo ambito è stato un precursore
globale.
Non avevamo quindi la consapevolezza che il parapendio fosse
stato costruito anche in altri paesi. Per noi era stata
un'evoluzione normale. Eravamo deltaplanisti che praticavano
anche paracadutismo ed abbiamo cercato di abbinare le due cose.
E da lì pian piano l'evoluzione.
- Come nasce e come viene
realizzato un parapendio nella vostra azienda?
Il primo passo è quello della
progettazione, che avviene sulla base delle esperienze
precedenti. Scegliamo prima il profilo, quindi il disegno in
pianta della vela e di conseguenza la metratura, la campanatura
e ovviamente la lunghezza delle funi.
Tutti questi elementi determinano la prestazione della vela e di
conseguenza anche il tipo di utilizzatore finale dO prodotto.
Dopo la fase di progettazione passiamo a quella di collaudo ed
infine a quella produttiva.
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- Quali sono le fasi
produttive di un parapendio?
Si effettua il taglio del
tessuto, che nel nostro caso avviene con il Banco Laser. Si
taglia tutto il paracadute e vengono preparati tutti i settori
della vela, poi vengono cuciti insieme, dapprima i profili
(centine) all'estradosso, quindi all'intradosso.
A parte vengono predisposte tutte le funi - il cui taglio nella
nostra azienda avviene con un sistema automatizzato e
computerizzato - e vengono montati e preparati gli elevatori.
Quindi si pone la vela sul tavolo di montaggio, dove viene
assemblata con il fascio funicolare e con gli elevatori.
- Che scelta ha fatto la
Paradelta relativamente ai tessuti ed alle funi per la propria
produzione?
Inizialmente avevamo avuto dei
grossi problemi sulle funi, come la maggior parte delle aziende.
Abbiamo inventato e brevettato il sistema di utilizzo del Kevlar
estruso (rivestito in plastica) che viene poi saldato ad
ultrasuoni.
li nostro materiale oggi è inestensibile, non si ritira, è
nettamente superiore a tutti gli altri, non è sensibile alla
luce solare perché è protetto da una guaina di plastica; è
leggermente più delicato all'abrasione rispetto alle funi
intrecciate, anche perché le funi intrecciate sono ricoperte da
materiale più duro tipo poliestere.
Ultimamente su alcuni fasci funicolari è stato utilizzato il
polipropilene a fibra ordinata (spectra e dainema). Lo abbiamo
testato e ci siamo accorti che con il passare dei tempo la
percentuale di allungamento si eleva: quando è nuovo ha un
allungamento percentuale minore, ma quando invecchia diventa di
gran lunga superiore a quelli comunemente usati (vedi kevlar),
sino ad arrivare anche al 2,5%.
Per quanto attiene la scelta dei tessuti, c'è una grande
discussione tra i produttori. Noi ultimamente abbiamo optato per
il poliestere per l'estradosso e per l'intradosso, che sono le
parti della vela più soggette ad usura e deterioramento per
l'esposizione alla luce solare, mentre abbiamo mantenuto i
profili (centine) in nylon - peso specifico più basso - che è un
materiale leggermente più economico ed è anche un po'più
elastico.
Le vele oggi hanno quindi la stessa resistenza di un tempo, ma
una durata notevolmente superiore.
Ovviamente a queste scelte siamo arrivati dopo aver eseguito
diversi test.
Quando ci viene proposto un tessuto nuovo, chiediamo la
fornitura di un campione con cui facciamo una vela che viene
data ad un test-pilot che la vola per circa un anno.
Simultaneamente esponiamo dei pezzi dello stesso tessuto a luce
solare per vedere la durata della colorazione del tessuto e
facciamo delle maniche a vento sfrangiate per verificare la
durata della resina e l'aumento di porosità del tessuto nel
tempo.
Queste prove richiedono tempi molto lunghi, pertanto prima che
entri in produzione un nuovo tessuto passa sicuramente più di un
anno.
- L'azienda Paradelta è
oggi sicuramente una dei leader mondiali nella produzione di
parapendio. Quanto è importante l'automazione e fino a che
punto si può produrre in automazione?
Il lavoro manuale rimarrà
sempre comunque tanto. Un'automazione come quella che è avvenuta
nel campo automobilistico è chiaramente da escludere,
soprattutto per i costi che comporterebbe. Se si vendessero
tanti paracadute quante autovetture i problemi non ci sarebbero;
purtroppo non è così, dunque i budget a disposizione sono
limitati.
La nostra azienda è tecnologicamente all'avanguardia (e non
siamo noi a dirlo). Siamo stati i primi ad automatizzare il
taglio dei cordini per avere una precisione notevole; abbiamo il
banco di taglio laser per i tessuti, una serie di macchine per
il controllo qualitativo dei materiali, una stazione per la
progettazione molto moderna ed inoltre abbiamo in progettazione
delle macchine auto allineanti per poter cucire con una
precisione molto superiore a come viene fatto attualmente.
Sono chiaramente tutti investimenti che vanno ad incidere poi
sul costo del prodotto finito.
- Come si riesce a
garantire la qualità del prodotto, o meglio come si effettua
un controllo qualità?
Per quanto ci riguarda, abbiamo
strutturato il lavoro in modo tale che la fase successiva è
obbligatoriamente un controllo per la fase precedente. Quindi
l'operatore che lavora su una fase del ciclo produttivo è
obbligato ad accorgersi se c'è stato un errore. In più, al
termine di tutto il ciclo produttivo, c'è un operatore che fa un
controllo globale finale. Possiamo dire senza paura di smentita
che oggi abbiamo raggiunto uno standard qualitativo eccellente.
- La produzione
dell'azienda ha avuto un'evoluzione notevole; quale filosofia
c'è dietro a questa evoluzione?
Abbiamo avuto periodi nei quali
la produzione si è orientata più su un settore che su un altro;
comunque la costante è sempre stata quella della sicurezza del
volo.
Una politica che finora ci ha premiato; siamo tra le poche
aziende nate agli albori del parapendio, ad essere ancora in
auge.
Offriamo dunque un prodotto che qualitativamente è apprezzato, è
sicuramente ai massimi livelli, con una sicurezza che è divenuta
quasi indiscutibile.
- C'è spazio ancora per
l'evoluzione in termini di prestazioni?
Sicuramente le prestazioni
potranno aumentare ancora di tanto; il limite non siamo riusciti
ancora a vederlo.
Noi abbiamo stanziato un budget per lo studio che è molto alto
rispetto al nostro fatturato; ci dedichiamo parecchio a questo e
vediamo che abbiamo degli incrementi di prestazioni notevoli in
tempi molto ridotti.
Quello che frena questo tipo di evoluzione è la sicurezza della
macchina, perché non si deve mai dimenticare che l'evoluzione
delle prestazioni deve andare di pari passo con la sicurezza.
- Omologazioni: una
questione importante per il mercato. Cosa ne pensi?
Va anzitutto auspicata una
regolamentazione a carattere europeo, anche per avere dei costi
tali da consentire anche alle aziende piccole di accedere alle
omologazioni.
L'Ente di omologazione svizzero e quello francese hanno
certamente fatto una fusione venendo un Ente unico. Poi è
rimasto il DAEC (tedesco) che capo al Ministero dei trasporti
desco. Dopo molte discussioni finalmente (notizia recente) si so
riconosciuti l'un l'altro, quindi omologazioni sono valide per
poter entrare reciprocamente nei d mercati.
Le due omologazioni sono equivalenti; il sistema di
qualificazione è il medesimo. Noi ci appoggiamo alle
omologazioni svizzere solo perché hanno dei tempi di
realizzazione più veloci
- Broken Wind, Bull Ball,
Billiard, Bat Bitch, Brio, Basic: tutte le vele della
Paradelta hanno la "B" perché?
Con Broken Wind era nata
casualmente, ma visto che il modello aveva avuto un discreto
successo e l'azienda non aveva avuto nessun problema, abbiamo
deciso di proseguire con la stessa lettera iniziale almeno fino
a quando sarà possibile trovare nomi adeguati.
L'ultimo, il Basic, ha un triplo significato: il linguaggio
informatico, il fatto che sta ad indicare le cose veramente
semplici ed anche perché - in dialetto parmigiano - la "basa" è
uno stato di ubriacatura pesantissima. |